La Chiesa
di San Giovanni Battista
A Mogno - Fusio

1986 - 1998
Arch. Mario Botta

Il progetto

Il desiderio di sottolineare la positività del "costruire" come espressione della fatica dell'uomo e della volontà di presenza sul territorio si accompagna alla reazione emotiva alla carica devastatrice della natura, evocata dalla massa nevosa che nell'aprile del 1986 si abbatté sulla chiesa preesistente e su parte del villaggio.

L'immagine della rovina riaffiora nel deciso taglio inclinato delle pareti perimetrali che comprimono lo spazio interno e lo costringono a dilatarsi verso il cielo attraverso il tetto-lucernario. Il sottile dualismo tra la possenza del costruito e la levità della copertura, del tutto inedita rispetto alla consistenza del tradizionale tetto in piode, testimonia l'anelito alla sopravvivenza del manufatto.

La massa muraria viene indagata a fondo nel catino absidale e nelle doppie absidiole laterali, intersecate con un controllato effetto di dinamismo, ma soprattutto nel progressivo rastremarsi dei corsi in pietra che dallo spessore di due metri della muratura basamentale degradano fino ai cinquanta centimetri sulla sommità. Il trattamento della muratura visualizza la logica geometrica che sottintende l'articolazione spaziale; la pianta descrive un rettangolo di base inscritto in un'ellisse che si trasforma in cerchio in corrispondenza della copertura.

La forma ellittica ha suggerito un richiamo all'architettura barocca e in particolare al Borromini del San Carlino alle Quattro Fontane a Roma, che privilegia l'asse maggiore dell'ellisse. Botta, invece, organizza la chiesa secondo la direttrice minore, sottolineata a livello della copertura dall'asse di simmetria del lucernario, con un effetto di sfondamento laterale che dilata enormemente lo spazio interno. L'esclusione di qualsiasi decoro a favore di un'insistita essenzialità è quanto di più lontano dalle inquietezze del barocco, mentre vi è un esplicito riferimento all'architettura romanica dei maestri comacini.

In questa chiave va letta la poderosa struttura degli archi di controspinta che enfatizzano la resistenza agli eventi naturali, la penombra della parte basamentale, la bicromia delle murature in elevazione e l'utilizzo di pochi elementi, la pietra e il ferro a sostegno della vetrata di copertura.

La tecnica costruttiva si rifà alla tradizione, evidenziando un uso della pietra non come rivestimento, ma con valenze strutturali denunciate nella riscoperta del costruire "a sacco", vale a dire mediante blocchi con un'intercapedine riempita di calcestruzzo. L'esiguità del dimensionamento viene riscattata dalla sintesi geometrica tra le figure del rettangolo, dell'ellisse e del cerchio con tutta una serie di significati simbolici tra cui l'ascesa dalla dimensione umana, rappresentata nello spazio regolare del basamento, alla perfezione divina suggerita dalla copertura circolare.

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